Aventus l’ho provato mille volte. Mi è sempre piaciuto, anche tanto, ma non abbastanza da portarmelo a casa.
Un sabato mattina ero in giro con la mia ragazza quando lo vidi nella vetrina di una profumeria. Entrammo. Chiesi di provarlo e, mentre parlavo con il proprietario, venne fuori il solito discorso su Aventus: i vecchi batch, le riformulazioni, la durata, il fatto che per molti non fosse più quello di una volta. Nel mezzo della conversazione, quasi con fare risolutivo, prese un altro flacone, nero, lucidissimo, e mi invitò a provarlo. Era Absolu Aventus. Lo spruzzai sulla pelle e capii quasi subito che quella volta sarebbe finita diversamente.
C’era qualcosa di familiare, ma allo stesso tempo mi sembrava di trovarmi davanti a un profumo diverso da quello che conoscevo. Più maturo, più composto, con una profondità che in Aventus non avevo mai percepito allo stesso modo. Non saprei dire quanto tempo impiegai a decidere. Ricordo soltanto che, continuando a sentirlo sulla pelle, l’idea di uscire da quella profumeria senza portarlo con me diventava sempre meno probabile.
Qualche giorno dopo averlo comprato avevo un incontro di lavoro presso un’azienda con cui collaboro. C’era molta gente. Quel giorno ero vestito completamente di nero e indossavo il mio cappotto lungo, uno di quelli che uso spesso nei mesi più freddi. Non avevo scelto i vestiti pensando al profumo e non c’era stata nessuna costruzione particolare dietro quella combinazione.
Entrai e, passando davanti alla reception, sentii una ragazza dire alla collega seduta accanto a lei: «Ma che è sto profumo?».
Sul momento non ci feci troppo caso. Solo dopo mi resi conto che essere notato, quel giorno, non mi infastidiva affatto. È una sensazione insolita per me: non ho mai amato particolarmente attirare l’attenzione. Eppure non sentivo il bisogno di sottrarmi agli sguardi. Mi sentivo presente, e perfettamente a mio agio nell’esserlo.
E la cosa strana è che non avevo l’impressione di essere diverso dal solito. Non mi sentivo più elegante o più sicuro di me. Semplicemente, quel giorno tutto sembrava essere al proprio posto. E anch’io mi sentivo così.

Non so se capita anche a voi, ma ci sono giorni nei quali continuiamo quasi inconsapevolmente a correggere qualcosa di noi. Sistemiamo una giacca che non cade come vorremmo, chiudiamo o apriamo un cappotto, controlliamo un dettaglio. Piccoli gesti con cui cerchiamo, forse, di far coincidere l’immagine che diamo agli altri con quella che vorremmo dare. Quel giorno sentivo di non avere niente da sistemare. Il cappotto poteva cadere come voleva: io ero esattamente quello che avrei voluto essere in quel momento.
Non so quanto di tutto questo fosse merito di Absolu Aventus. So soltanto che mi stava bene, e non nel senso banale dell’abbinamento tra un profumo e un vestito. Non era il nero a richiedere qualcosa di austero o scuro. Era piuttosto la sensazione che mancasse un ultimo elemento e che, senza sapere esattamente come, quel profumo lo avesse messo al proprio posto.
Allora non sapevo ancora se quella sensazione appartenesse soltanto a quel giorno. Avrei potuto attribuirla al momento, a come ero vestito o semplicemente al piacere di indossare un profumo appena comprato. Eppure, continuando a usare Absolu Aventus, mi sono accorto che qualcosa tornava: non necessariamente quella stessa scena o l’attenzione degli altri, ma il modo in cui mi sentivo quando lo indossavo e, soprattutto, le occasioni nelle quali finivo per sceglierlo.
Mi capita di indossare un profumo anche quando sono solo a casa, a volte persino prima di andare a dormire. In quei momenti il piacere è tutto nel rapporto privato con ciò che ho sulla pelle. Con Absolu Aventus, invece, non mi succede. Istintivamente lo cerco quando sto per uscire e, molto spesso, in contesti formali o importanti: una riunione di lavoro, l’incontro con un cliente dello studio, situazioni nelle quali voglio sentirmi centrato.
Potrebbe sembrare che lo scelga per l’attenzione che è capace di attirare, ma non è così che lo vivo. Se entrassi in una stanza sapendo che nessuno potrebbe sentirlo, probabilmente lo indosserei comunque. Non ho bisogno che lo sentano gli altri. Ho bisogno di sentirlo io.
La sua presenza mi rassicura, ma non perché sia un profumo morbido o accomodante. C’è sempre qualcosa di scuro, una parte più difficile da afferrare che gli impedisce di diventare del tutto prevedibile. È forse proprio questo contrasto a piacermi: la sensazione di avere addosso qualcosa di solido, composto, che però continua a muoversi sulla pelle.
All’inizio avverto soprattutto la parte agrumata, ma senza quella luminosità frizzante che associo alle aperture più esperidate. C’è subito qualcosa di più fruttato e, poco dopo, il legno comincia a prendere spazio.
È un legno scuro, a tratti secco, lontano dalla cremosità che associo, per esempio, al sandalo. Non cerca però di imporsi sul resto. Mi sembra piuttosto che tenga insieme ciò che accade sulla pelle, mentre le altre sfumature emergono e si ritirano.
È dopo una mezz’ora che Absolu Aventus raggiunge quella che, per me, è la sua parte più raffinata. Non perché diventi più discreto o perda carattere, ma perché tutto sembra trovare il proprio spazio. A volte emerge qualcosa di più pungente, che non saprei identificare con certezza; altre volte tornano sfumature più dolci e fruttate. Il legno rimane lì, scuro e asciutto, senza soffocare ciò che gli accade intorno.
Non ho mai la sensazione che una parte cerchi di sovrastare l’altra. È un movimento continuo ma composto, quasi un ondeggiare. Ed è proprio quell’ondeggiare, per me, a renderlo così elegante.
Absolu Aventus non passa inosservato. Lo avevo capito molto bene quel giorno alla reception. Eppure, quando lo indosso, non ho mai la sensazione che cerchi attenzione. Arriva comunque, ma quasi come una conseguenza.
Con il passare delle ore, però, qualcosa cambia. Il profumo non perde carattere, semplicemente si avvicina alla pelle. Quando torno a casa è ancora lì, ma più quieto, più intimo. E la cosa che mi sorprende è che continuo ad avere voglia di sentirlo. Tolgo il cappotto, mi cambio, lascio alle spalle la giornata, ma non sento mai il bisogno di liberarmi anche del profumo.
A quel punto Absolu Aventus sembra aver perso la distanza che aveva all’inizio. Non lo percepisco più come qualcosa che indosso, ma quasi come qualcosa che mi appartiene.
C’è soltanto una particolarità che ho notato quando lo indosso per diversi giorni consecutivi. Dopo un po’ la mia percezione cambia: la parte fruttata tende quasi a scomparire e finisco per sentire soprattutto quel legno secco e scuro. Non so da cosa dipenda e non credo sia necessariamente il profumo a cambiare. Potrebbe essere semplicemente il modo in cui il mio naso reagisce dopo averlo sentito così a lungo.
So invece molto bene cosa ritrovo ogni volta che torno a indossarlo: quella sensazione di essere centrato, equilibrato, dannatamente a posto. Non so se sia Absolu Aventus a provocarla o se, inconsapevolmente, finisca per sceglierlo proprio nei giorni in cui quella parte di me è già lì. E forse non ho nemmeno bisogno di saperlo.
Ne ho due bottiglie. La seconda l’ho comprata a poche settimane dalla prima.
