Tabacco. Un pomeriggio con Andrea Sperelli.

Vorrei iniziare a raccontare l’esperienza con questa fragranza in modo diverso rispetto alle altre. La spruzzo sul braccio e provo a raccontarla quasi “visivamente”, come farei con un quadro o un paesaggio che ho davanti agli occhi.

Prima di soffermarmi sulle singole note, però, vorrei partire dalla prima sensazione che avverto: l’eleganza. Non nel senso più comune del termine, perché possiedo molti altri profumi che considero raffinati, alcuni persino in maniera più marcata. Ciò che mi colpisce è il carattere prettamente italiano di questa fragranza, che mi riporta a un gusto e a una sensibilità che ho l’impressione stiano lentamente scomparendo a favore di modelli sempre più simili tra loro, in un mondo ormai globalizzato e interconnesso.

È una sensazione difficile da spiegare, e forse è proprio per questo che mi ha colpito tanto. Ricordo di averla avvertita già la prima volta che ho incontrato Tabacco in profumeria. Mi è rimasta in mente per giorni, fino a convincermi, una settimana dopo, ad acquistarlo.

Ma torniamo a “guardare” la fragranza.

La prima nota che avverto, in modo piuttosto nitido, è il tabacco. Un tabacco biondo e delicato, simile a quello trinciato che si vende ancora nelle tabaccherie. Nonostante sia privo di quel lato liquoroso che ho spesso incontrato nelle fragranze della stessa famiglia, conserva una certa dolcezza, senza risultare secco o erbaceo come ci si potrebbe aspettare.

Nella piramide olfattiva sono dichiarate anche note agrumate, ma io non riesco a distinguerle chiaramente. Non sento, per intenderci, quella caratteristica acidità degli agrumi, ma ne percepisco piuttosto la luminosità. Una luminosità che, però, non dura molto.

Continuando a osservare la fragranza, infatti, comincia a farsi spazio il sandalo, con la sua consistenza cremosa. Insieme al tabacco sembra tessere una coperta avvolgente e vellutata, che diventa quasi una carezza sulla pelle. Poco dopo emerge anche il patchouli, che conferisce maggiore profondità all’insieme.

Né il sandalo né il patchouli, tuttavia, cercano di imporsi autonomamente. Il loro compito sembra piuttosto quello di modificare i contorni dell’unico vero protagonista della composizione, rendendolo a tratti più rotondo, a tratti più profondo. Il tabacco rimane sempre al centro della scena, ed è proprio questo a farmi comprendere il modo così categorico e diretto con cui Eredi Zucca ha deciso di battezzare la fragranza.

Mentre il profumo continua a vivere sulla pelle, sembra quasi invitarmi a chiudere gli occhi. E, quando lo faccio, la mente mi porta in un mondo che mi ha sempre affascinato: quello della Roma di fine Ottocento, dei suoi salotti aristocratici, delle conversazioni mondane e di quella particolare attenzione alla cura personale che ritrovo spesso nella letteratura del periodo.

È un mondo che non ho mai conosciuto direttamente, eppure avverto una certa familiarità con l’immagine che ne conservo. So bene che la società di allora era attraversata da convenzioni e distinzioni sociali molto rigide, ma ciò che mi interessa è soprattutto il modo in cui la letteratura ha rappresentato alcuni personaggi di quell’epoca, il loro rapporto con la bellezza e l’importanza che attribuivano anche ai gesti più ordinari.

Tra questi, il primo che mi viene in mente è Andrea Sperelli, il protagonista de Il piacere di Gabriele D’Annunzio. Un personaggio che, pur mostrando tutta la propria fragilità nel gestire le passioni e gli eventi dai quali si lascia dominare, rimane estremamente rigoroso nell’attenzione riservata alla propria immagine.

Per Sperelli, la cura della persona era quasi una liturgia sacra, attraverso la quale cercava di trasformare il proprio corpo e la propria vita in un’opera d’arte. Ogni gesto, ogni dettaglio veniva studiato per raggiungere un unico fine: sfuggire alla volgarità comune.

Mi piace immaginare che il suo profumo potesse essere proprio Tabacco, perché credo che ne avrebbe apprezzato soprattutto il suo modo di farsi percepire. Quella presenza elegante e leggermente sensuale che non cerca di attirare l’attenzione di un’intera stanza, ma che difficilmente passa inosservata quando qualcuno si avvicina.

È proprio questa, infatti, una delle caratteristiche che apprezzo maggiormente di Tabacco di Eredi Zucca: la sua presenza discreta, ma oserei dire quasi “subdola”. La scia non si estende molto, indicativamente entro un metro, eppure mantiene abbastanza a lungo la propria intensità da esercitare un fascino particolare su chi entra nel suo spazio. È una fragranza che sembra dare il meglio di sé nella vicinanza, lasciando intorno a chi la indossa un’aura sofisticata, difficile da ignorare.

Tornando a Sperelli e alla sua cura quasi maniacale per l’immagine personale, mi piace pensare che avrebbe scelto il proprio profumo con la stessa attenzione riservata agli abiti e agli altri dettagli della sua preparazione. Non soltanto per adeguarsi alle convenzioni del suo ambiente, ma anche per esprimere qualcosa di sé. Il profumo sarebbe stato parte integrante di quel rituale, uno degli elementi capaci di rendere il risultato finale elegante, sofisticato e difficilmente replicabile.

Oggi ho spesso l’impressione che molte fragranze vengano scelte come semplici accessori di lusso, per il prestigio del marchio o perché sono sulla bocca di tutti, piuttosto che per l’esperienza che possono regalare a chi le indossa. È un limite importante, almeno per come intendo io la profumeria, perché finisce per ridurre il profumo a un oggetto attraverso il quale comunicare agli altri il proprio status.

Tabacco, a mio avviso, rompe questo schema. Sembra accompagnare una personalità già definita, senza pretendere di aggiungerle qualcosa che non le appartiene.

E pensare che Tabacco riesce a trasmettermi tutte queste sensazioni utilizzando materie prime che conosciamo ormai molto bene. Tabacco, legni e resine sono protagonisti di tante creazioni della profumeria artistica contemporanea, spesso con interpretazioni particolarmente dense e opulente, che finiscono per assomigliarsi un po’ tutte.

In questo panorama, Eredi Zucca è riuscita a sorprendermi. Ritrovo il calore e la profondità che cerco in questo genere di profumi, ma senza quegli eccessi che spesso accompagnano le composizioni di ispirazione orientale. E, soprattutto, Tabacco mi ha ricordato che non serve inventare accordi completamente nuovi per realizzare una fragranza originale. A volte basta una sensibilità diversa nell’interpretare qualcosa che conosciamo già molto bene.

Anche la scelta estetica del flacone sembra voler proseguire questo discorso. La bottiglia è pesante, con una base metallica dall’aspetto vissuto, lontana dai canoni contemporanei. Quando la tengo tra le mani ho quasi l’impressione di maneggiare un oggetto di antiquariato, uno di quegli accessori dedicati alla bellezza personale che un tempo trovavano posto sui mobili da toilette.

Mi piace soprattutto il fatto che non sembri voler nascondere il proprio gusto per l’ornamento, in un periodo nel quale il lusso viene spesso identificato con forme sempre più essenziali. Trovo questa scelta particolarmente azzeccata, tanto da non riuscire a immaginare Tabacco custodito in una bottiglia diversa.

E forse è proprio tenendo tra le mani questo flacone che torno a comprendere la sensazione avvertita al primo incontro. Quell’eleganza italiana che avevo riconosciuto ancora prima di distinguere le singole note non riguarda soltanto il profumo, ma anche il modo in cui Eredi Zucca ha scelto di presentarlo. È una coerenza che apprezzo, perché non sembra cercare a tutti i costi l’approvazione del gusto contemporaneo.

Non posso che considerare Tabacco un vero capolavoro della profumeria attuale. Riesce a farmi sentire vicino a qualcosa che non ho mai vissuto, attraverso un odore che trovo assolutamente moderno. E anche se non saprei dire quanto dipenda dalla fragranza e quanto dalle mie associazioni personali, è una sensazione che continua a ripresentarsi ogni volta che la indosso.

Ripenso allora a quella prima impressione, al carattere italiano che mi aveva colpito in profumeria e che, inizialmente, non riuscivo nemmeno a spiegare. Forse è proprio questo che cercavo di raccontare quando ho deciso di osservare Tabacco come si osserva un quadro: non soltanto ciò di cui è composto, ma il mondo che riesce a mostrarmi.

Un mondo che non ho conosciuto, ma nel quale, per qualche istante, mi sembra quasi di essere stato.

La Signature

Il tabacco c'è, ma non cerca mai di imporsi. È proprio questo equilibrio che mi piace.

L'impronta olfattiva

Scheda documentaria

Anno

2025

Famiglia

Ambrata-Legnosa-Speziata

Materie dichiarate

Geranio-Arancia di Sicilia-Bergamotto di Calabria-Patchouli -Foglie di tabacco-Cannella di Ceylon-Resina di Tolu-Sandalo-Labdano

Concentrazione

Eau de Parfum

Collezione/contesto

Non dichiarata dalla maison

Formato

100 ml

Naso documentato

La struttura olfattiva riportata nella scheda riprende le note ufficialmente dichiarate da Eredi Zucca Milano, articolate in testa, cuore e fondo. La creazione è attribuita dalla maison al profumiere Blaise Mautin.

Fonti documentarie: Eredi Zucca Milano, Tabacco, scheda ufficiale della fragranza: composizione olfattiva, attribuzione autoriale e caratteristiche del prodotto.